Loading...

TERRAQUILIA

Home / blog / TERRAQUILIA

TERRAQUILIA

Metodo Ancestrale da Vigne in Alta Quota

Oggi sono venuta a visitare una Cantina che si distingue per l’unicità di posizione e vini. Situata in Emilia, vicino al piccolo e grazioso comune di Guiglia, sulle colline di Modena, a 500 mt sul livello del mare, la cantina di TerraQuilia con le sue vigne si conferma più in Alta Quota della provincia.
Il paesaggio alterna importanti zone boschive ricche di bio-diversità a spettacolari solchi nel terreno noti come “calanchi” che si formano per dilavamento delle acque su rocce argillose.
Guiglia, a confine tra colline e montagne, è ubicata all’interno del Parco Regionale dei Sassi di Rocca Malatina nel cui centro svettano le guglie arenacee dei “Sassi”.

Tutti i poderi della cantina di TerraQuilia sono posizionati tra i 400 m e i 500 m di altitudine nel comune di Guiglia.

PODERE CONCA D’ORO

Vigneti con ESPOSIZIONE A SUD. Il suolo è composto da argilla, sabbia e limo.
Questo è il vigneto sperimentale, il primo impianto dove vengono coltivate quasi tutte le varietà: Lambrusco Grasparossa, Malbo Gentile, Sangiovese, Pignoletto, Trebbiano, Moscato, Malvasia aromatica di Candia e Traminer.

PODERE FRATELLI BANDIERA

Vigneti con ESPOSIZIONE A SUD-OVEST. Il suolo è composto da argilla e limo.
Qui si coltivano le uve a bacca rossa: Lambrusco Grasparossa e Malbo Gentile.

Oggi sono in visita nel PODERE La Riva: questi vigneti hanno una ESPOSIZIONE A NORD, sempre soleggiati. Il suolo è composto da argilla nera e rocce.
Qui sono coltivati prevalentemente Sangiovese e uve a bacca bianca: Pignoletto, Trebbiano, Moscato, Malvasia e Verdicchio di Guiglia (autoctono).

Qui la famiglia Mattioli ha appena finito di costruire una nuova cantina, più grande rispetto alla precedente e con attrezzature all’avanguardia, per consentire una maggior cura ed ottimizzazione in tutte le fasi di produzione del vino.

Cosa significa coltivare in Alta Quota?

È importante evidenziare come già nell’antichità l’Italia era la culla della viticoltura di montagna; Romani ed Etruschi definivano la viticoltura sui pendii più nobile e superiore. Per comodità col passare del tempo si cominciò a spostare le coltivazioni in pianura dove la produttività era maggiore, ma ne risentiva la qualità che risultava inferiore.

La famiglia Mattioli ha deciso di rimanere fedele alla storia del comune di Guiglia (da cui deriva anche il nome “Terra-Aquilia”), antico insediamento romano e per questo dedito alla viticoltura, e di coltivare solo sui pendii circonstanti sfruttando tutti i benefici dati dall’Alta Quota.

Romano Mattioli è il produttore che l’ha voluta e pensata, per coloro che amano ed apprezzano il vino come espressione di una filosofia produttiva che ha radici antiche.

Salendo in quota rispetto al livello del mare, si ottiene un grande vantaggio dato dall'abbassamento delle temperature e da una maggiore escursione termica fra giorno e notte: si ritarda la maturazione. Questo comporta che il titolo zuccherino sia inferiore e aumenti invece l’acidità e la sapidità; inoltre la finezza aromatica e la qualità sono superiori.

È importante capire che la viticoltura di montagna non svolge solo un ruolo produttivo, ma anche di tipo ambientale. Questo perchè, trovandoci in zone esposte alle brezze notturne, esse sono meno umide e quindi non si formano funghi dannosi per la salute della pianta. Di conseguenza, sono necessari molti meno trattamenti e quindi si rientra a pieno nella coltivazione a regime biologico.
La viticoltura in questi territori è fondamentale per la salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio storico-culturale delle zone interessate. Qui si punta al recupero di aree un tempo abbandonate e i vini di montagna nati da uve coltivate in ambienti incontaminati presentano altissimi standard di qualità e genuinità.

Aspetto climatico

Gli inverni sono rigidi (anche con diversi episodi di nevicate), le temperature vanno sotto lo zero e questo consente alle vigne di arrestare la propria attività e di irrobustirsi.
La primavera è temperata e piovosa nella media. Le estati sono calde ma non torride, rinfrescate dalle brezze provenienti dal Monte Cimone. L’autunno è mite, lungo e secco.
Si può affermare che la raccolta delle uve avviene con un buon equilibrio fra acidità e maturazione fenolica.

Viticoltura

Allevamento a Guyot con 3400 ceppi per ettaro e una resa di 70/75 qli. Potatura a tralcio rinnovato unilaterale. Non si utilizzano diserbanti e dissecanti, si rispetta in piena regola il regime biologico, nemmeno trattamenti con prodotti chimici di sintesi entrano nel ciclo vitale della pianta. Vendemmia rigorosamente a mano in cassette di massimo 18 kg.

LE FASI LUNARI IN CANTINA
Durante la visita in cantina, il responsabile commerciale Sig. Francesco Tedeschini mi spiega che in fase di costruzione hanno tenuto in considerazione l’illuminazione naturale, quella proveniente dall’esterno per rispettare le fasi lunari; infatti con una accurata collocazione in alto nella cantina, vediamo due finestre dalla forma particolare; una rappresenta il sole da un lato, e dall’altra parte si trovano due mezze lune (crescente e decrescente), ritenute un elemento ancora oggi molto importante per la fase di imbottigliamento del vino.

“Le tradizioni contadine di questo territorio associano l’imbottigliamento del vino a periodi specifici del calendario lunare durante i quali sarebbe consigliato effettuare questa importante operazione oltre a quella dei travasi e della sboccatura…”

Cosa si intende per metodo “Ancestrale”.

Il metodo Ancestrale è il precursore del metodo Champenoise; il modo più antico con il quale sia possibile ottenere vini con bollicine fini ed eleganti. Il nome “Ancestrale” è un nome che richiama antiche origini ed il suo legame con una tradizione tramandata di generazione in generazione; un tempo non essendoci tecnologie adeguate era la natura a dettare i ritmi ed i tempi di produzione del vino.
In passato si vendemmiava ad autunno inoltrato, le fermentazioni si sviluppavano prima dell’inverno ma, a causa del clima rigido che arrivava presto e che durava parecchi mesi, i lieviti autoctoni si arrestavano non riuscendo a svolgere completamente lo zucchero.
Questo piccolo residuo zuccherino era tale per cui, con il “risveglio” dei lieviti dovuto all’innalzarsi delle temperature la primavera successiva, si verificava una nuova fermentazione naturale all’interno della bottiglia. Tutto in MANIERA SPONTANEA.

La cantina TerraQuilia ha come obiettivo di reinterpretare in modo fedele, veritiero ed integrale questo metodo ancestrale, vinificando senza l’aggiunta di zuccheri o lieviti selezionati e senza filtrare.

L’utilizzo di tini in acciaio a temperatura controllata consente di rallentare e successivamente bloccare la fermentazione, conservando un contenuto di zuccheri sufficiente a garantire la ripresa della stessa dopo l’imbottigliamento, senza ulteriori aggiunte di zuccheri e lieviti.

Alla fine della rifermentazione, i residui di lieviti danno luogo ad una caratteristica sedimentazione, definita “fondo” nel linguaggio comune, che costituisce una particolarità sempre più apprezzata.

Il vino denominato ”Zero” si ottiene dopo una maturazione di diversi mesi sui propri lieviti: il sedimento viene eliminato previa movimentazione manuale (remuage) ed una operazione di sboccatura (degorgement) fatta senza ghiacciare (à la volèe) attraverso una particolare macchina studiata appositamente dai tecnici della cantina.

L’Emilia è famosa per essere la patria dei Lambruschi, tra i più noti troviamo quello di Sorbara Doc, Salamino di Santa Croce Doc, Maestri Doc, Marani Doc, Lambrusco di Modena Doc, Reggiano Doc, Montericco Doc (Colli di Scandiano e di Canossa).

In questa zona al confine tra colline e montagne si trova il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc e oggi ho scelto di degustare uno tra i vini top di gamma dell’azienda “Falconero zero” Lambrusco dell’Emilia IGP, vino frizzante biologico, non filtrato.
Vino composto prevalentemente da Lambrusco Grasparossa ed un piccolo taglio di Malbo Gentile; vinificazione in rosso con metodo ancestrale. La fermentazione sulle bucce ha una durata minima di 6-7 giorni.
Il sedimento viene espulso con sboccatura “à la volèe” dopo almeno 15 mesi di permanenza sui lieviti.

Vi descrivo ora il vino appena degustato, che a colpo d'occhio presenta un colore di rubino intenso, vivace con spuma violacea e compatta, quasi impenetrabile.

Avvicinando il bicchiere passo ai profumi del Lambrusco Grasparossa: aromi floreali e frutta rossa matura, frutti di bosco, mallo di noce, ciliegia, menta con sentore di speziato fresco e note minerali.
Ha una tannicità equilibrata, le bollicine sono perfettamente integrate in un vino assolutamente secco, asciutto al palato e scorrevole con i suoi 11% gradi.
La temperatura di servizio è consigliata fresca ma non fredda, per consentire di percepire al meglio gli aromi.

Questo vino è in abbinamento armonico con la tradizione modenese del gnocco fritto e i salumi Dop quali la coppa e il salame; per contrapposizione sgrassa e pulisce il palato dalla untuosità e grassezza del gnocco fritto!

Ringrazio Francesco Tedeschini e la Famiglia Mattioli per l’esaustiva visita e l’accurata spiegazione, unita da un’accoglienza squisita e conviviale. Mi congratulo con loro per l’ordine che ho visto nello svolgere il quotidiano lavoro, e la passione unita al forte legame con le tradizioni popolari e la propria terra.

Ti è piaciuto l’articolo? Puoi iscriverti al servizio di notifica o lasciare un commento!

Comments(0)

Leave a Comment