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Morellino di Scansano: curiosità e abbinamento cibo vino.

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Morellino di scansano curiosità e abbinamento cibo vino.

Cenni storici del vino Morellino

Secondo la tradizione, il vino Morellino prende il suo nome dai cavalli morelli, animali robusti e dal manto scuro (dal colore simile alla mora) che, a partire dal Medioevo, venivano utilizzati per trainare le carrozze dei nobili e dei funzionari nell’area di Scansano.

Ma la storia della viticoltura in Maremma, zona in cui viene prodotto il Morellino, ha radici molto più antiche.

Già nel V secolo a.C. gli Etruschi coltivavano la vite per produrre vino, come testimoniato dai reperti archeologici ritrovati in quella zona: attrezzi per la potatura e la raccolta dell’uva, orci in terracotta e statuette in bronzo raffiguranti uomini con in mano una roncola.

La viticoltura è stata poi proseguita dai Romani, e nel Medioevo alcuni documenti fanno riferimento alla zona come terra di vino di “eccelsa qualità”.

È importante evidenziare come ancora oggi il sistema di allevamento delle viti non viene fatto crescere in altezza, ma si tiene basso proprio come in origine facevano gli Etruschi.

Il Morellino di Scansano era veramente poco conosciuto fino ad una dozzina di anni fa, poi gli si è aperta una stagione di successi che lo hanno portato ad affermarsi sullo scenario vitivinicolo sia italiano che estero.

Oltre agli addetti ai lavori, anche gli appassionati del vino cercano di conoscere personalmente, durante i loro viaggi, questi vitigni autoctoni regionali e le cantine di nicchia si affacciano numerose a questo nuovo mercato ed offrono il contatto diretto.

L'entroterra maremmano: culla del Morellino di Scansano

Ogni volta che visito la Toscana, anche solo di passaggio, mi si dipinge alla vista un paesaggio che esprime perfezione e meraviglia.

Le uve destinate a diventare Morellino di Scansano devono essere coltivate all’interno della provincia toscana di Grosseto, la cui fascia collinare è compresa fra i fiumi Ombrone ed Albegna.

Al suo interno troviamo i comuni di Manciano, Magliano, Grosseto, Campagnatico, Semproniano e Roccalbegna. Entro questi confini devono avvenire tutte le operazioni di vinificazione, imbottigliamento e invecchiamento.

Dal 1978 riconosciuta DOC (Denominazione di Origine Controllata) e solo nel 2007 la meritata DOCG.

Vitigni utilizzati per il morellino di Scansano: 85% Sangiovese e 15% Alicante, Ciliegiolo, Colorino, Malvasia Nera, Canaiolo, Montepulciano, Merlot, Syrah, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon.

Questi aggreganti sono uve a bacca nera non aromatiche, il regolamento vuole i vitigni posizionati esclusivamente in zone collinari con buona esposizione.

Ho visitato questa zona e mi è stato spiegato (dall’enologo della Cantina Roccapesta) che qui gli impianti godono di un clima mitigato dalle brezze del mar Tirreno. Le piogge cadono costanti tutto l’anno, con abbondanza in primavera.

C’è una buona ventilazione e sole quanto basta; per cui i presupposti per far crescere bene la vigna e portarla alla maturazione perfetta ci sono proprio tutti.

Queste colline sono costituite da un terreno acido ed alcalino, ricco di sedimenti marini per cui si ottengono vini intensi, con una spalla acida, raffinata e tagliente.

Cantina Roccapesta. Una delle realtà vitivinicole di qualità tra le più interessanti del Sud della Toscana.

Al mio arrivo vengo accolta con cordialità dal Sig. Alberto Tanzini e sua moglie ksenia. La giornata è uggiosa ma l’interessamento supera ogni spigolatura, ed iniziamo subito con l’intervista.

Alberto, da dove deriva il significato di “Roccapesta”?

Quando abbiamo deciso di acquistare questo terreno, proprio all’inizio della proprietà, posizionato in prima linea, vi si trovava questo enorme masso di roccia, “un portafortuna”. Da qui la decisione di far divenire questo monolite il simbolo attorno al quale si svolge il lavoro di ogni giorno.

Quale è la Storia della cantina?

L’azienda ha un forte legame con il Territorio, dove la natura conserva un fascino selvaggio e gli opposti si attraggono. Il fuoco dell’Amiata si tocca con le onde del Mediterraneo, le rocce si mescolano alle argille e gli sforzi del lavoro quotidiano si alternano alla spensieratezza dei giorni di festa.

Roccapesta è anche la storia di un rapporto con il sangiovese in Maremma Toscana, massima espressione nelle grandi annate, dove le vigne vecchie regalano vini unici. Quando invece l’annata è male interpretata, questo vitigno si trasforma in una fidanzata annoiata, cui è difficile ridare il sorriso.

Come viene interpretato il lavoro qui a Roccapesta?

Con la cura di ogni particolare. Il Terroir sta al vino come la tavolozza sta all’artista.
La tavolozza contiene i colori ma è l’abilità di chi dipinge che saprà dare forma all’opera d’arte.

“I nostri colori sono i vitigni autoctoni, il sole della Maremma, il vento del Mediterraneo, il suolo, le argille, i sassi di origine sedimentaria, le rocce vulcaniche, le nostre mani e i nostri sogni.”

La nostra abilità è capire le viti, interpretare i loro segnali, dare loro l’equilibrio di cui hanno bisogno.

Così nascono i nostri vini.

In questo modo diamo forma al loro carattere, interpretando gli elementi che ci da la natura, rispettando la tipicità di un ambiente straordinario.

Quanto esportate all’estero?

Partecipando a molte fiere, sia nazionali che internazionali, siamo riusciti a trasmettere le giuste informazioni, a raccontare la nostra produzione, il nostro modo di fare vino.

Partendo dall’aspetto enologico territoriale fino ad arrivare alla conservazione e invecchiamento. Poi la degustazione: con orgoglio raccontare le scelte importanti che hanno consentito la riuscita delle diverse tipologie di vino, la filosofia di raccolta e lavorazione, insomma una ampia spiegazione sui nostri prodotti.

L’apprezzamento è stato un crescendo esponenziale negli ultimi anni, una sorpresa inaspettata. Oggi siamo presenti in venti Paesi e il 60% della nostra produzione è destinato per i Mercati di Russia, Germania, Svizzera ed Inghilterra.

Vorrei precisare che in Italia abbiamo ricevuto vari riconoscimenti:

“TRE BICCHIERI”
Gambero Rosso 2014, 2015, 2016, 2017, 2018.

“CINQUE GRAPPOLI”
Bibenda 2015, 2018.

“GRANDE VINO” e “VINO SLOW”

Slowine 2016, 2017, 2018.

“CORONA”
Vini buoni d’Italia 2014 , 2015, 2016, 2017.

“Morellino dell’anno” “Vino dell’Eccellenza”
Guida I Vini d’Italia 2013 e 2016, de L’espresso.

Finito questo primo approccio molto esaustivo, vengo guidata in cantina.

Rimango molto colpita per l’ordine e la precisione di ogni singola zona, non solo la minuziosa disposizione delle bottiglie ma anche una maniacale pulizia (ogni macchinario è custodito perfettamente).

Fiore all’occhiello tra le varie tipologie è lui:

CALESTAIA. D.O.C.G. Morellino di Scansano Riserva ” 100% Sangiovese 14,5%.

Produzione annua: 5.000 bottiglie. Manodopera: 600 ore per ettaro.

Sesto d’impianto: 3.000 viti per ettaro. Produzione: 25 quintali per ettaro.

Vinificazione: tripla cernita delle uve. Macerazione sulle bucce per 24 giorni in tini troncoconici di legno. Fermentazione malolattica in botti di legno.

Affinamento: il vino rimane per 24 mesi in botti di rovere francese da 2.500 l. Una volta imbottigliato il vino riposa in cantina per almeno 24 mesi prima di essere commercializzato.

In degustazione:

si presenta con un colore rubino intenso con riflessi granati, consistente.

Dopo una pausa per l’ossigenazione necessaria, il vino si presenta: intenso, complesso, ampio, di qualità fine.

Al naso:

esprime un profumo pot-pourri di boccioli di rose rosse e viole, marmellata di sambuco, marasca; sul finale nota balsamica di menta selvatica e leggera speziatura di cannella.

Al palato:

l’ingresso è decisamente caldo e asciutto ma subito bilanciato da tannini esemplari quasi setosi e rotondi (risultato di un buon invecchiamento); buona la persistenza e il contributo sapido dà conferma di un ottimo equilibrio.

In abbinamento con:

carni rosse alla griglia e al forno, gli spezzatini, i brasati ma “la morte sua” è la selvaggina come un fagiano in umido o cinghiale in agrodolce.

Rimanendo ancorati ad un piatto tipico della cucina maremmana, si lega anche con “acquacotta” zuppa della tradizione popolare.

Alberto dichiara che per i suoi vini, l’affinamento in bottiglia non è né un obbligo né una gara.

È semplicemente un modo di migliorare.

Sappiamo come il Tempo dona al vino una ricchezza di aromi e fragranze. Il tempo affina ed ammorbidisce, ma non elimina quella leggera, primordiale vitalità. Il tempo leviga freschezza e potenza, ma scolpisce finezza e complessità.

Ogni bottiglia porta il sigillo aziendale in ceralacca, apposto a mano dai maestri cantinieri, “chapeau”!

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