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Cantine Fina: la Sicilia occidentale che non ti aspetti.

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Cantine Fina: Sicilia occidentale: riserva naturale delle saline, molini a vento e Cantine Fina.

Durante una vacanza estiva in Sicilia sono stata ospite di Enrico Salsedo, caro amico nonché responsabile commerciale delle Cantine Fina. L’azienda è situata nelle vicinanze della riserva naturale delle Saline di Trapani e Paceco, scenario surreale dominato dai “molini” che alimentano le saline. Il sale marino trapanese ha avuto il riconoscimento IGP nel 2011.

Una formazione esemplare!

La carriera di Bruno Fina inizia negli anni ’80 come enologo presso la cantina sociale di Racalmuto. Nel 1990 entra all’Istituto Regionale della Vite e del Vino come enologo e responsabile della cantina sperimentale e di microvinificazione dell’Istituto di cui Diego Planeta ne era il Presidente.

Questo team di esperti lavoravano a sostegno della  microvinificazione dei vitigni internazionali quali chardonnay, cabernet sauvignon e merlot in terra sicula, oltre agli importantissimi vitigni autoctoni.

Nascono i primi centri sperimentali dislocati su tutto il territorio regionale siciliano per acclimatare i vitigni internazionali. Questo percorso lavorativo spalancherà le porte al suo futuro imprenditoriale. Prima di allora i vini siciliani erano utilizzati come “vini da taglio”  per dare colore e una maggiore nota alcolica ai più austeri vini settentrionali.

Il cambiamento si avverte quando arriva come consulente esterno del centro sperimentale Giacomo Tachis, celeberrimo enologo creatore del “sassicaia” e del “tignanello“. La sua vicinanza si rivela fondamentale per il giovane Bruno e da allora nasce tra i due una lunga collaborazione.

Il loro lavoro sinergico consente una nuova evoluzione per la Sicilia la quale viene riconosciuta continente vitivinicolo a tutti gli effetti.

Oggi, con la sua esperienza, Bruno Fina è orgoglioso dei risultati ottenuti e riconosce la fortuna di aver lavorato al fianco di persone con grande mentalità.

GENESI DI UNA NUOVA REALTA’ PRODUTTIVA.

All’inizio i viticoltori erano propensi ad impiantare esclusivamente varietà autoctone; solo in un momento successivo allo studio sperimentale cominciarono, con entusiasmo, a chiedere consigli a Bruno Fina quali altre tipologie di vitigni poter impiantare sui loro terreni.

LA NASCITA DELLE CANTINE FINA.

Il 2005 segna l’anno zero. Bruno Fina, forte dei risultati commerciali ottenuti, decide di creare la sua cantina, realizzando il suo più grande sogno assieme alla moglie Mariella.

La struttura della cantina somiglia ad un antico baglio siciliano, riprendendo un’architettura arabeggiante su quella parte di Sicilia Occidentale, situata tra Marsala e Trapani, tra l’altro una delle zone più vitate d’Italia.

Da allora, nella sua cantina, Bruno ha continuato a vinificare ed in seguito ad imbottigliare i suoi vini, concludendo ogni passaggio della catena di produzione in cantina.

Questa azienda familiare è fortemente supportata dai tre figli: Marco che si occupa della parte commerciale ed amministrativa; Sergio, enotecnico e braccio destro del padre nell’area tecnica e di produzione; Federica, la più giovane, che cura la parte di marketing e comunicazione.

Sono cresciuti in credibilità e numero: oggi le Cantine Fina producono circa 450.000 bottiglie, in parte destinate all’estero.

Al mio arrivo in cantina mi accoglie Enrico Salsedo, responsabile commerciale della cantina.

Concepita secondo gli standard moderni, la cantina punta alla massima razionalizzazione degli spazi e all’ottimizzazione della fase di trasformazione, garantendo la massima salubrità delle uve.

Subito dopo, ci spostiamo sulla fantastica terrazza adibita alle degustazioni e all’organizzazione di eventi.

Da qui si osserva il meraviglioso paesaggio collinare da dove è possibile ammirare il mare azzurro che fa da cornice alle Isole Egadi.

Percepisco una lieve brezza che rivela i profumi delle ginestre e dello iodio marino;  immersi in una natura che predomina incontrastata tra un cielo terso, azzurro e una terra che produce ottimi frutti. Le vigne incastonate in questo scenario mozzafiato disegnano spettacolari forme geometriche.

I vini

Grazie alla vena artistica di Bruno Fina, l’azienda è riuscita a creare un’etichetta molto esclusiva. Prende ispirazione dai motivi presenti nei mosaici della Cappella Palatina nel Palazzo dei Normanni di Palermo (Patrimonio Unesco dal 2015); da qui la scelta del simbolo della “palma”.

Tra i bianchi spiccano il Kikè (90% Traminer aromatico e 10% Sauvignon blanc) e il Kebrilla (100% grillo vitigno autoctono); vini che hanno ricevuto riconoscimenti al Councors Mondial di Bruxelles tenutosi nelle regioni di Castiglia e Leon in Spagna. Al Kikè in particolare hanno attribuito la Medaglia d’Oro come miglior vino bianco.

Le ultime novità tra i bianchi sono il Makisè (grillo frizzante naturale igp ) e il Mamarì (100% Sauvignon).

A questo punto Bruno mi ha parlato del più ambizioso fra i suoi progetti intrapreso vent’anni fa: il Viogner, vitigno che ha visto la sua massima espressione nella valle del Rodano.

Qui si è voluto castomizzare questo vitigno al terroir siciliano. L’esperimento è riuscito a pieni voti! Il Viogner è un vino dai tipici profumi esotici con note agrumate. Al palato spiccano le note di erbe aromatiche, una grande mineralità ed una buona sapidità che culmina in un finale amplio ed elegante.

Se vogliamo, un vino di difficile interpretazione,  non adatto  a tutti i palati, ma se lo si apprezza è un vino che regala grandi emozioni. Vino da provare con un’insalata di crostacei o con formaggi di media stagionatura.

I vini rossi non sono da meno!

Si parte dal Perricone (Merlot, Nero d’Avola, Syrah) per arrivare al “CARO MAESTRO” (70% Cabernet Sauvignon, 25% Merlot, 5% Petit Verdot),  il vino più rappresentativo della cantina.

Dietro questa etichetta è celata l’intera storia della cantina, il Caro Maestro è la dedica che arriva dal cuore, fatta da Bruno Fina al suo maestro Tachis.

Dopo l’assaggio concordiamo nel dire che si tratta di un vino potente e complesso, frutto anche di un passaggio di 24 mesi in barrique e 8 mesi in bottiglia. Il colore è di un rosso rubino intenso quasi impenetrabile. La consistenza è dettata da una fitta catena di archetti nel calice.

Al naso risulta molto intenso, evoluto con un richiamo ai profumi terziari. Il naso si apre  con la frutta matura: ciliegie e marasche sotto spirito, confettura di more di rovo che sfociano in un finale  dominato dalla liquirizia e tabacco.

Al palato si presenta caldo, con un poderoso tannino, che si rivela setoso ed elegante  spalleggiato da una buona persistenza. Una armonia ed equilibrio che lasciano una libera interpretazione su quanto percepito.

L’abbinamento per contrapposizione è con un tipico piatto siciliano che forse in pochi conoscono: la carne aggrassata, anche detta “aglassato”, uno dei piatti nobili della cucina isolana.

La grassezza ed untuosità di questa pietanza, contrastata  dalla dolcezza della cipolla, viene pulita al palato dal calore di questo straordinario vino fuori dagli schemi. A discrezione di Bruno Fina, l’uvaggio di questo vino può subire variazioni a seconda delle annate.

Saluto la Sicilia, terra di grandi vini, Bruno Fina ed Enrico Salsedo i quali hanno saputo regalarmi emozioni indimenticabili!

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