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i migliori vini scelti per voi

Casetto dei Mandorli

Il Sangiovese della Rocca di Predappio alta è di casa sin dalla fine del Duecento. Predappio è l'ambiente in cui si incastra perfettamente il lavoro e le opere della famiglia Nicolucci, parte integrante del territorio, un'icona del modo di essere Sangiovese in Romagna. Unico per eleganza. Da scoprire.

Ceci

Ecco il sinonimo di Lambrusco. Non solo sostanza ma anche forma. In quasi un secolo di vita questa cantina ha saputo rinnovarsi puntando l'attenzione non solo ai vini ma anche al loro contenitore, ricercando il packaging migliore, accattivante e che renda più godibile il vino.

Drei Donà

Quando la passione può ogni cosa... Claudio Drei Donà, avvocato, trasmette al figlio Enrico una dedizione unica per il vino. Uno stile rigoroso, eleganza raffinata, uno dei Sangiovesi più importanti della denominazione.

La Tosa

La famiglia Pizzamiglio ha raccolto negli anni attrezzi per la potatura e per i trattamenti anticrittogamici dei vigneti, pigiatrici, torchi e antiche pompe per i travasi, parendo all'interno un Museo della Vite e del Vino. Le attività in Vigna ed in cantina sono tutte volte alla conservazione e all'esaltazione delle qualità aromatiche varietali delle uve.

Tenuta Bonzara

Un'azienda creata nei primi anni Sessanta e oggi seguita da Francesco Lambertini. Negli ultimi anni le tecniche di conduzione delle vigne sono state rivoluzionate privilegiando la potatura corta, diradamenti e la lotta integrata per diminuire al massimo i trattamenti chimici sulle pianure.

Tre Monti

Un'azienda da poco convertita al biologico, dove i vigneti sono coltivati seguendo le regole della lotta integrata e tenendo conto dell'influenza delle fasi lunari. I processi di vinificazione sono solo quelli essenziali. Sono state identificare delle microzone nelle quali vengono coltivate le varietà maggiormente compatibili. La cantina sta investendo sul progetto di un Sangiovese Riserva che viene realizzato nella zona Serra dei Colli di Imola.

Cavicchioli

Un'interpretazione inconfondibile quella del Lambrusco che Cavicchioli sa dare... In particolare per la varietà di Sorbara, una tipologia difficile da coltivare ma che sa trasformare la mineralità dei terreni in sapidità e complessità.

Centesimino

La fortunosa storia del Centesimino, il Sauvignon rosso di Romagna. Le storie dei vitigni che oggi beviamo con molta tranquillità spesso racchiudono momenti di vita umana di straordinario interesse. È il caso del vitigno denominato Centesimino. Questo vitigno è stato chiamato fino alla metà del Novecento Sauvignon rosso per le sue particolari caratteristiche aromatiche che un po’ riconducevano alla forza prorompente del Sauvignon blanc. Pur non avendo nulla a che vedere né con quest’ultimo e né col meno rinomato Sauvignon rouge francese, il Centesimino è sempre stato molto amato dai viticoltori romagnoli per le sue qualità organolettiche. Il passato racconta di come la ricostruzione dei vigneti dopo la fillossera vide protagonista un tal Pietro Pianori e il suo podere denominato “terbato”. Fonti scritte ed orali confermano che le ricostruzioni degli impianti effettuate attorno agli anni ’60 e ’70 nella zona di Oriolo, nel faentino, derivavano tutte dal possedimento di Pietro Pianori detto il Centesimino, che per primo ricostruì il proprio vigneto ottenendo le marze necessarie da una pianta di vite trovata all’interno del giardino di un palazzo del centro di Faenza che scampò alla filossera grazie alla protezione delle mura di cinta. Per quanto riguarda la “natura” del vitigno, oggi - grazie agli esami effettuati sul dna - si può affermare con certezza che il Centesimino è un biotipo dell’“Alicante faentino” e quindi una varietà a sé stante e non riconducibile ad altri ceppi già riconosciuti. Nel 1995 è nata l’Associazione Produttori Torre di Oriolo a cui aderiscono produttori agricoli, artigiani e commercianti che lavorano per favorire la riscoperta e la valorizzazione dell'intero distretto, tra cui naturalmente i prodotti enogastronomici. Nel 2004 il vitigno è stato iscritto al catalogo nazionale delle varietà con il nome di Savignon Rosso o Centesimino. Oggi le aziende che curano col proprio lavoro questa nicchia enologica sono otto.

Burson

La storia dell’Uva Longanesi nasce da una felice intuizione di Antonio Longanesi, soprannominato "Bursòn". A metà degli anni `50 la famiglia Longanesi passò alla viticoltura moderna moltiplicando questa vite selvatica e garantendone la sopravvivenza. Nel 1956, infatti, viene piantato il primo vigneto di Uva Longanesi. La nascita del vino “Bursôn” così com’ è conosciuto oggi è però datata 1996, quando Sergio Ragazzini e l’amico Roberto Ercolani (viticoltore), entrambi di Bagnacavallo, decidono di creare un “grande vino rosso di pianura”. Questa vite ed il suo vino sono così legate in modo indissolubile al territorio di Bagnacavallo e alla pianura romagnola limitrofa.

Beato Enrico

Agli inizi dei mitici anni ’60 due fratelli, Giuseppe e Primo Santini, danno vita a questa azienda, di circa 28 ettari, per recuperare e dare nuovo vigore all’antica e tradizionale coltura della vite. Mentre le campagne corianesi si spopolano e i contadini locali diventano albergatori e bagnini, l’amore per la terra rimane nel cuore e nell’anima dei due pionieri che rivalutano l’autoctono Sangiovese; forti anche della competenza di un giovanissimo agronomo faentino, il dott. Remigio Bordini. I risultati sono eccellenti e le migliori cantine private e sociali traggono dall’uva dell’azienda linfa vitale e ottengono importanti riconoscimenti. Passano gli anni e le stagioni, e dagli iniziali 7 ettari di vigneto cresce l’investimento e la sperimentazione tesa alla ricerca della migliore qualità.

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